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Eventi IR Top

IR TOP incontra: Mara Di Giorgio IRM Benetton

Lunedì, 19 Novembre 2001

Benetton è stata la prima società in Italia a creare il bilancio interattivo online: come è nata l’idea e quali sono gli elementi innovativi?

Volevamo rendere rapida, semplice ed intuitiva la consultazione del bilancio a tutti coloro che navigano in rete, con questo obiettivo il Gruppo Benetton ha pubblicato il primo esempio multimediale in Italia di Bilancio Interattivo di una società quotata. Si tratta di un prodotto completamente nuovo, presentato come un sito, scomposto in più voci cliccabili, con filmati, musica, tecnologie flash, scritte dinamiche e commenti. Il Bilancio Interattivo è consultabile nel sito internet Benetton all’indirizzo www.benetton.com nell’area Investitori, alla voce Interactive Annual Report.

Come è gestita l’interattività?

Il nuovo bilancio multimediale permette di fornire informazioni utili sull’azienda intrattenendo il lettore: sono disponibili dei percorsi guidati, si possono vedere dei filmati che illustrano i processi manifatturieri e logistici dell’azienda, vi sono immagini che permettono di vedere a 360 gradi i siti produttivi, gli headquarters e il centro di creatività di Fabrica; alcune parti sono lette da uno speaker ed ampio spazio è dato alle informazioni finanziarie.

Quanto il Bilancio online risponde ai requisiti di “rappresentazione”, ossia massima fedeltà all’originale cartaceo, “modificabilità”, ossia impossibilità di intervento da parte di terzi non abilitati e “ricercabilità”, ossia possibilità di reperimento tramite motori di ricerca presenti sul sito?

Il Bilancio online rappresenta la relazione sulla gestione del bilancio e non può essere modificato da terzi. Nel nostro sito, oltre al Bilancio Interattivo, è disponibile l’intero bilancio in formato facilmente e velocemente scaricabile.

L’utilizzo di questo strumento nella strategia di comunicazione consente di raggiungere un’utenza più ampia a diversi livelli?

Il Bilancio interattivo sicuramente, poichè strumento facile ed intuitivo, permette di comunicare anche con un pubblico meno esperto e specializzato rispetto agli investitori istituzionali o agli analisti finanziari.

Il bilancio annuale tradizionale sarà reso obsoleto dal “www”?

No, le due versioni possono essere complementari. Sicuramente internet consente di ottenere le informazioni in modo molto più veloce e più semplice ed il Bilancio Interattivo, essendo uno strumento di facile consultazione, permette di estendere le informazioni anche ad un numero elevato di investitori retail, a costi contenuti. Il bilancio cartaceo resterà comunque un valido strumento di comunicazione finanziaria e non solo.

 
 
 

Internet: il nuovo canale di comunicazione come elemento endogeno alle imprese

Lunedì, 19 Novembre 2001

Rispetto all’attività di investor relation internet è uno strumento di grande potenzialità. Il suo utilizzo permette, senza dubbio, una comunicazione tempestiva, facilmente consultabile, diretta, veloce e personalizzabile. D’altro canto uno dei limiti, se così si può definire, dell’uso di internet, in chiave di investor relation, è che si tratta di una strada di non ritorno, nel senso che nel momento in cui si comincia a comunicare con questo strumento è fortemente controproducente non farlo più o interromperne il flusso. Sembra questa una cosa ovvia, ma proprio la funzione dell’investor relation per la sua capacità di influenzare la percezione da parte di stakeholder esterni della solidità economica, finanziaria e gestionale di un’azienda, nonché delle prospettive future della stessa, va gestita da figure professionali molto vicine ai centri decisionali e di vertice del contesto societario. Motivo per cui l’informazione, non mediata, che viene immessa in rete deve essere oggetto di una supervisione di alto livello e allo stesso tempo essere costante sia in termini di tempestività che di contenuti in essa veicolati. Ora il limite di molti Gruppi italiani è quello che spesso non è stata ancora metabolizzata a dovere una cultura “dell’informazione trasparente” come leva strategica di comunicazione (cosa diversa dalla cultura anglosassone) e non di rado, sino ad oggi, ci si preoccupava principalmente di assolvere alla sola comunicazione imposta dalla legge. In altre parole, bisogna avere il coraggio di comunicare “sempre” anche quando i risultati economico – gestionali non sono necessariamente positivi. Data la caratteristica del canale questo (ed è nostra opinione) potrebbe ingenerare, se non ben gestito, un effetto di amplificazione dell’informazione, soprattutto se negativa, con effetti intuibili sui corsi dei titoli azionari e sul conseguente livello di capitalizzazione della nostra società in borsa. Il tutto anche per dire che se una società sceglie di utilizzare questo canale deve di converso porre in essere una serie di comportamenti che rendano l’uso stesso del canale coerente a tutto l’impianto di comunicazione d’impresa della società e/o del Gruppo, fino a quel momento posto in essere. Un altro effetto positivo/ negativo dell’adozione di internet a favore della funzione di investor relation è il necessario uso concertato di altri strumenti e canali di comunicazione a supporto e/o a latere del canale telematico. Far nascere un sito e un relativo servizio di e-mail dedicato a un target specifico implica un supporto ed un’integrazione con altre discipline della comunicazione: come, ad esempio, il direct marketing e le relazioni pubbliche (media relation e incontri ad hoc). A nostro avviso, quindi internet è uno strumento / canale efficace se integrato coerentemente ad un mix di iniziative come road show, incontri one to one, azioni di ufficio stampa, ecc.. Oggi sicuramente non è un canale sostitutivo (anche se le potenzialità ci sono), ma integrativo e incidente nelle modalità di utilizzo ad altri canali e strumenti di comunicazione. Volendo poi fare un accenno ai limiti e alle potenzialità dello strumento/ canale, va rilevato che l’adozione di internet fa sì che una società si fa percepire come “al passo coi tempi”, dinamica e pronta a rispondere ai cambiamenti. Ora è relativamente facile aprire un sito, progettarlo bene, e renderlo appetibile grazie a informazioni personalizzate e tagliate ad hoc per gli stakeholder di riferimento. Quello che è certamente più complesso è mantenere un livello di servizio che sia nel tempo efficiente ed efficace. Con questo (e qualcuno potrà sembrare ovvio) si vuole sottolineare che impegnarsi con internet richiede risorse e competenze professionali non da poco. Il punto forte e debole di interne, infatti, è proprio ciò che c’è dietro, il lavoro costante di professionisti che anonimamente possono rendere questo canale di grande valore aggiunto o di converso un semplice “qualcosa in più”. Quindi, proprio perché i mercati e gli attori in essi operanti hanno bisogno di informazioni, veloci esaustive, analitiche e trasparenti internet è un ottimo canale in tal senso, ma deve essere pensato e supportato adeguatamente. Questo comporta un coraggio da parte del sistema imprenditoriale di ripensarsi anche sotto un profilo organizzativo. Il costo di internet non è rappresentato tanto dall’onere finanziario necessario a sostenerlo, ma dal cambio di atteggiamento e mentalità utile per fare di questo canale/strumento di comunicazione un organo endogeno e non esogeno all’impresa.

Umberto Febbraro

(Partner GPG Associati - Comunicazione d’impresa)

Internet e la comunicazione finanziaria

Lunedì, 19 Novembre 2001

“Nel libro appena pubblicato, “Internet e la comunicazione finanziaria”, Alberto Quagli, Docente di Ragioneria dell’Università di Genova spiega le potenzialità e i limiti di Internet nella distribuzione della comunicazione economico-finanziaria”

Le tecnologie centrate su Internet, rispetto alla tradizionale diffusione dei documenti per via cartacea, permettono un potenziamento dei flussi informativi lungo molteplici divisioni. Dal punto di vista quantitativo, la trasmissione per via informatica permette l’accesso ad ampie masse di dati, ben maggiori rispetto a quelle altrimenti disponibili tramite documenti cartacei. L’azienda può inserire non soltanto i dati riferiti all’ultimo esercizio, ma potrebbero trovare esposizione anche i bilanci degli esercizi precedenti, con relative comparazioni con i dati più recenti, aspetto questo molto importante per la “tracciabilità” dell’informazione, oppure la serie storica dei corsi di mercato dei titoli emessi, dato molto importante per gli analisti finanziari. Sotto il profilo qualitativo anzitutto si deve rilevare la maggiore ricchezza potenziale dell’informazione via Internet. Si possono utilizzare infatti tecniche multimediali per fornire rappresentazioni audio-video delle assemblee societarie, di road-show, di incontri periodici con gli analisti, disponibili sottoforma di file scaricabili oppure sottoforma di collegamento on-line tramite web-casting, in modo da consentire una vera e propria teleconferenza. La selettività rappresenta un altro punto di forza del canale Internet. Il destinatario può infatti richiedere di un intero messaggio soltanto gli aspetti di suo più diretto interesse tramite apposita ricerca, sempre che i dati siano ben presentati. L’informazione da questo punto di vista può essere molto più selettiva di quella ottenuta tramite i mezzi tradizionali di comunicazione. A tale scopo è fondamentale che nel sito siano disponibili strumenti per la navigazione, quale, in primo luogo, la mappa del sito, ma anche motori di ricerca interni, glossari,… Dal punto di vista qualitativo, comunque, l’aspetto potenzialmente più rilevante consiste nella personalizzazione delle informazioni, dal momento che l’accesso tramite Internet è di tipo pull e consente l’individuazione del richiedente informazioni, pur con tutte le problematiche legate alla tutela della privacy. Strettamente collegato a questo punto, rientra sempre nella dimensione qualitativa la capacità di gerarchizzare gli utenti, ossia la possibilità che l’informazione sia resa possibile sul canale Internet non a tutti gli utenti, ma solo a certe categorie prestabilite, tramite l’imposizione di codici di accesso per particolari tipologie di dati. Assieme alle notevoli potenzialità, l’uso del canale Internet rispetto al tradizionale modello cartaceo nella comunicazione finanziaria comporta nuove problematiche di sicurezza e di affidabilità dei dati. Anzitutto sorge la questione della garanzia che i dati inseriti nel sito della società emittente siano veritieri, conformi a quelli rilasciati tramite altri canali. In attesa di regolamentazioni specifiche, ciò richiederebbe un’apposita dichiarazione da parte della società emittente (o meglio ancora da parte di un revisore indipendente) che certifichi la corrispondenza dei dati esposti a quelli disponibili sul formato cartaceo. Collegato ad esso vi è il problema di specificare quale parte delle informazioni contenute nel sito è tratta da bilanci o altri documenti ufficiali e quale parte deriva invece dalla semplice volontà di informare propria della società emittente.

"Qual è l'utilizzo di Internet fra gli attori del sistema di comunicazione economico-finanziaria?"

Da recenti ricerche condotte negli USA su di un vasto campione di analisti, risulta che circa il 15% preferisce il sito Web della società emittente quale fonte informativa privilegiata della propria attività. Tale gradimento appare ben lontano da altre forme di acquisizione di informazioni tra cui spiccano in primo luogo i colloqui con i dirigenti della società (74%) e i meeting con gli analisti (51%). E' interessante rilevare un dato tratto da una recente ricerca relativa al contesto italiano centrata su un campione di 61 analisti finanziari e 21 rappresentanti di investitori istituzionali. In essa si evidenzia che Internet è considerato il canale più usato nella comunicazione societaria solo nell'11.9% dei casi, preceduto ampiamente dalle pubblicazioni (25.6%), dai comunicati stampa (25.3%), dagli incontri programmati con il management (21.3%) e dai contatti diretti (15.9%). Nel complesso, questi dati, pur con tutte le limitazioni a cui sono soggetti, evidenziano una accettazione ancora limitata (anche se non scarsa) del canale Internet. D'altronde, al di là delle problematiche derivanti dal cambiamento del modus operandi sempre esistenti quando avviene un passaggio verso nuove tecnologie, è doveroso pensare alla natura stessa del lavoro dell’analista (ma anche dell’investitore professionale); egli ricerca in primo luogo le informazioni ancora scarsamente divulgate, in grado di offrire un vantaggio competitivo su altri concorrenti. Se un certo dato appare su Internet, senza nessuna limitazione di accesso, esso diviene universalmente acquistabile ed appare quindi difficile che esso possa costituire materia privilegiata per l’operatore professionale coinvolto nelle operazioni di trading.

“Cosa pensa di un Portale Aziendale per le comunicazioni economico-finanziarie?”

Dal punto di vista di un utente, un semplice sito non è in grado di fornire risposte adeguate e sufficienti a soddisfare le più comuni esigenze conoscitive: è da questa constatazione che molte imprese sono partite per creare un oggetto che fornisca risposte più ampie e articolate ai propri utenti sia interni che esterni. Un Portale Aziendale è una vista personalizzata per uno specifico utente in grado di fornire all’utente stesso accesso ad applicazioni varie e gestione dell’informazione e della conoscenza relative all’impresa. Un Portale combina differenti informazioni provenienti dal Web, dai Database aziendali e dalle applicazioni dell’impresa, e le rende disponibili attraverso un singolo punto di accesso personalizzato per ogni utente, che vi può accedere mediante un semplice browser. I Portali permettono di rendere disponibile il patrimonio conoscitivo dell’impresa facendo leva sull’effetto congiunto de 1) l’accesso all’impresa; 2) la collaborazione tra utenti, sia interni che esterni; 3) il reperimento delle informazioni; 4) l’analisi delle informazioni e la trasformazione in conoscenza. Da queste quattro leve nasce la valenza del Portale, che consente all’utente interno una migliore fruizione delle conoscenze disponibili in azienda, e ad un utente esterno un accesso migliore e più completo alle informazioni aziendali. Questa figura lascia intravedere notevoli potenzialità dell’informazione via Internet rispetto alla tradizionale comunicazione cartacea: se il “normale” Sito Web non è che, nella grande maggioranza dei casi, una semplice trasposizione elettronica dei vari documenti tradizionali, il poter disporre di strumenti di gestione potenti ed affidabili quali i Portali consente di ipotizzare nuovi strumenti di fruizione della comunicazione. Nessuna delle attuali tecnologie soddisfa appieno le necessità e le attese per un sito economico-finanziario. Emerge l’insufficienza delle attuali strumentazioni disponibili non solo per sciogliere una serie di riserve rispetto alla attivazione del canale Internet per le comunicazioni economico-finanziarie, ma anche per sfruttare adeguatamente tale canale tanto da renderlo una valida alternativa alla tradizionale comunicazione cartacea.

“Qual è l’impatto di Internet sulla comunicazione derivata?”

La discussione relativa all’impatto che Internet esercita sugli intermediari informativi e sui servizi che essi offrono appare tutt’altro che semplice, sia per la varietà di opinioni che ancora si manifesta tra gli studiosi del “fenomeno Internet”, sia per l’eterogeneità della categoria di soggetti considerati. Un primo effetto, a nostro modo di vedere di carattere più terminologico che sostanziale, è rappresentato dal fenomeno degli infomediari (termine inizialmente utilizzato per indicare gli operatori che traggono i propri guadagni cedendo alle aziende dati personali dei consumatori). Con riferimento specifico all’informazione derivata economico-finanziaria l’impatto di Internet si orienta su cinque direttrici: - la facilità di navigazione e di reperimento delle informazioni - l’interattività, la multimedialità e l’ipertestualità - la tempestività - la verificabilità e la trasparenza dell’informazione - la libertà di circolazione dell’informazione e di accesso ad essa. L’impiego di Internet nella produzione e nella distribuzione dell’informazione derivata presenta numerosi vantaggi rispetto ai media di comunicazione tradizionali. Si ritiene che Internet aumenti il valore dell’informazione rendendola maggiormente accessibile, disponibile in quantità superiori, verificabile nella correttezza e nell’obiettività, flessibile nella fruizione, rintracciabile con minori costi e tempi di trasferimento. Nel caso degli intermediari informativi tali caratteri non sono sempre verificati: si presuppone infatti l’esistenza di una condizione preliminare, e cioè l’utilizzo effettivo delle potenzialità di Internet all’interno dei siti degli intermediari informativi.. In altri termini, il vantaggio del fruitore dell’informazione derivata esiste solo se il sito dell’intermediario si configura come strumento per la comunicazione bidirezionale e per l’offerta del servizio informativo on-line, sfruttando nel modo più completo le potenzialità di Internet.

“Come si comportano le aziende quotate e non quotate rispetto alla scelta del Web come veicolo di comunicazione?”

A questo proposito, abbiamo effettuato una ricerca su due gruppi campione di società quotate e non; per quanto riguarda gli aspetti legati alla presentazione e ai contenuti del sito si sono riscontrate marcate differenze di comportamento. In particolare si è constata una evoluzione del ruolo attribuito al sito Web: da sito essenzialmente “vetrina” a sito “immagine-consenso”. La maggiore attenzione verso le esigenze informative di una pluralità di interlocutori, primi fra tutti gli investitori attuali e potenziali, finalizzata a coagulare consensi intorno all’azienda, viene stimolata dalla decisione di quotarsi in borsa. Ciò si sostanzia in una maggiore strutturazione della comunicazione economico-finanziaria via Web (ad esempio prevedendo esplicitamente nella home page una sezione investor relations) e nel trasferimento sul sito dell’informazione obbligatoria oltre a quella volontaria. Inoltre, mentre le società quotande tendono a seguire il modello di comunicazione via Internet tipico delle società quotate, le società non quotate presentano uno schema proprio, caratterizzato dall’ampia diffusione di informazione volontaria indirizzata principalmente al mercato di sbocco più che agli investitori. Occorre infine sottolineare che allo stato attuale, purtroppo, Internet non è riuscito a ridurre la propensione alla segretezza, diffusa tra le aziende di piccola e media dimensioni, nella divulgazione di certi tipi di informazioni; anche se è possibile acquisire dati sull’azienda e sull’attività che essa svolge, spesso le informazioni importanti rimangono appannaggio di pochi (chi ha contatti off line e diretti), mentre è difficile stabilire connessioni on line dato lo scarso ricorso a strumenti di interattività.

“Quali problemi presenta la diffusione delle informazioni sulla Rete?”

La rete sta crescendo a ritmi molto sostenuti: gli utenti sono sempre più numerosi ma anche le pagine Web si moltiplicano con ritmo vorticoso, quasi tumultuoso. Tale fenomeno subirà un’ ulteriore decisa accelerazione quando le potenzialità economiche del world wide web saranno pienamente percepite dagli operatori e, soprattutto, quando i consumatori, risolti definitivamente i problemi tecnici relativi alla sicurezza delle transazioni e vinta la naturale resistenza per la novità, apprezzeranno i vantaggi del sistema di acquisto “in rete”. In questo contesto si pone un problema di visibilità e di accessibilità. E’ chiaro infatti che, date le dimensioni ed i ritmi di sviluppo della rete, i proprietari delle pagine web, oltre a preoccuparsi, dovranno anche affrontare la questione della visibilità. In altre parole, occorre che l’utente, il “navigatore” sia posto nella condizione di conoscere l’esistenza del sito e di poterlo raggiungere, digitando direttamente l’indirizzo sul proprio browser oppure tramite il meccanismo dei rimandi (tecnicamente link). Tale preoccupazione è avvertita con maggiore rilievo per le iniziative a carattere commerciale: in queste circostanze, il contatto con il potenziale cliente riveste una valenza economica con ripercussioni addirittura vitali. A ben vedere, comunque, si tratta di un aspetto nevralgico anche per i progetti non-profit: in ogni caso, la ragione essenziale per cui si pubblica un documento sulla rete riguarda la sua diffusione , la fruizione da parte di un pubblico vasto. E’ evidente che se non si riesce a stabilire un solido rapporto con l’utenza, il progetto tradisce il suo scopo principale, finendo inevitabilmente per svilirsi e perdere di significato. Sul fronte opposto si trova l’utilizzatore. Questi è coinvolto dal problema della ricerca, dall’accesso alle informazioni conformi con le specifiche necessità. Molto probabilmente, in rete esiste l’informazione necessaria: resta la difficoltà di individuarla e di raggiungerla. Tale problema, in pratica, si sostanzia in una questione su misura: non di rado, infatti, si passa da una situazione di carenza informativa ad un eccesso di documentazione, spesso mal selezionata e poco pertinente.

Alberto Quagli, Professore associato di Ragioneria presso l’Università di Genova, Dipartimento di Tecnica ed economia delle aziende, è autore di diverse opere in tema di principi contabili e controllo di gestione, ha pubblicato recentemente gli esiti di varie ricerche sulla diffusione in rete dell’informativa societaria.

IR TOP incontra Analisti e IRM

Mercoledì, 31 Ottobre 2001

Tavola rotonda con Gianpaolo Trasi (Vice Presidente AIAF) e Stefano Marini (Presidente AIR)

 1) Parlando di comunicazione e valore non si può prescindere dai due soggetti che, nella catena del valore dell’informativa finanziaria svolgono un ruolo rilevante: da un lato gli IRM, attori della comunicazione primaria, dall’altro gli Analisti, attori della comunicazione derivata. Come si sono evolute le due figure in termini di professionalità e competenze?


Trasi: La crescita della professione di analista finanziario e’ andata di pari passo con lo sviluppo del mercato dei capitali in Italia: così come quest’ultimo ha conosciuto nel corso degli anni ’90 una notevole crescita sia in termini dimensionali che di efficienza, la categoria degli analisti finanziari e’ cresciuta in rappresentanza e professionalità: il numero di iscritti all’AIAF e’ raddoppiato nell’ultimo decennio ed attualmente l’AIAF conta circa 900 soci. La crescita numerica e’ andata di pari passo con lo sviluppo professionale, che AIAF cura con il suo corso-base di formazione per analisti, autentico punto di riferimento per la formazione degli analisti in Italia, e attraverso l’offerta di corsi specialistici con i quali cerchiamo di cogliere con sufficiente anticipo le nuove tematiche che emergono nella professione. Certamente nel corso degli ultimi anni l’analista finanziario si e’ scrollato l’immagine un po’ obsoleta del “trita-numeri”, per emergere invece come un professionista della finanza, il cui compito e’ quello di elaborare le informazioni finanziarie, organizzandole in un contesto coerente ed aggiungendo valore per la sua clientela.

Marini: Allo stesso modo, forse con un po’ di ritardo, anche il mercato dell’Investor Relations è cresciuto, sia in termini di professionalità che di riconoscimento: non esisteva in linea di principio quasi dieci anni fa ed oggi è un concetto affermato: siamo passati da 5 a 200 Investor Relations Manager. In una realtà ove è sempre più frequente l’approccio dell’Impresa al Mercato, con il conseguente passaggio dal controllo familiare al controllo manageriale d’impresa, ove sono state imposte regole dagli Organi di Vigilanza e Controllo, ove la presenza degli analisti è cresciuta e sta progredendo verso standard qualitativi universalmente riconosciuti, l’Impresa non può sfuggire al confronto: l’azienda è cosciente della sfida, deve rispettare le regole del gioco definite dalla best practice. Si tratta di un’evoluzione culturale della quale le imprese hanno già preso atto e che si traduce in una definizione sempre più puntuale della professionalità capace di comunicare l’Impresa e generare valore.

2) Lo sforzo maggiore che occorre da entrambe le parti è far sì che si crei una regola di consuetudine ancora più vantaggiosa per il mercato e la trasparenza: un dialogo aperto tra i due mondi orientato alla diffusione del valore aziendale. Quanto è possibile questo e come può essere raggiunto?

Marini: Il modo migliore per comprendere il mercato dei capitali è instaurare relazioni con la comunità finanziaria, partendo dai rapporti con gli analisti e con i maggiori azionisti; è importante considerare il loro punto di vista sull’andamento generale del mercato e sulle performance dell'azienda rappresentata. Il parere della comunità finanziaria deve diventare valore aggiunto, deve essere un “plus” per il management della società. Per impostare correttamente il dialogo con il mercato e in via derivata aumentare la credibilità dell’azienda, la strada obbligata non può che essere quella dell’apertura: il dialogo tra analista e IRM è ancora oggi in evoluzione, proprio perché valutato indispensabile ai fini di una corretta rappresentazione dei soggetti che operano sul mercato e delle istanze di cui sono portatori.

Trasi: Ritengo che non ci sia migliore ricetta per la diffusione del valore che non una comunicazione trasparente. Ho più volte sostenuto che una società quotata, che presenti risultati solidi, crescenti e sostenibili ha fatto solo la metà del suo percorso. Affinché tutto ciò sia riflesso nei prezzi di mercato, è necessario portare tutto questo nella percezione degli analisti e degli investitori in generale. E’ il concetto di passare da “Saper fare” a “Far Sapere”. Riguardo all’interazione e al dialogo tra analisti e società, per il tramite degli IR manager, è evidentemente necessaria, da ambo i lati, una chiara comprensione dei ruoli e il reciproco rispetto della professionalità.

3) La rete e l’informazione: quali sono le potenzialità non ancora sfruttate e quale ritenete sia il valore di questo strumento di comunicazione per il futuro?

Marini: Finalmente abbiamo uno strumento che equipara le diverse disponibilità di budget delle aziende: la piccola società quotata trova nella rete e nella possibilità di divulgare informazioni un potente alleato che consente di interloquire con una componente più ampia possibile della sua base azionaria  In linea di principio cadono le barriere e le differenze dei budget a disposizione tra grandi e piccole aziende. Tutti questi sviluppi rispondono ad una domanda sempre maggiore di sistemi di reporting aziendale più efficaci, disponibili, facili da comprendere ed aggiornati.Oggi sulla rete si trovano enormi quantità di informazioni rispetto al passato riguardo alla Borsa, agli investimenti, alle performance. Il ricorso ad Internet rispetto ai sistemi tradizionali di comunicazione aggiunge nuove potenzialità alla trasmissione dei flussi informativi. Internet è’ un potente strumento di divulgazione ove il limite è soltanto la fantasia e la creatività della singola azienda.

Trasi: Internet sta diventando rapidamente un inseparabile strumento di lavoro per l’analista finanziario, sia per il reperimento delle informazioni di base, sia per mantenere un contatto continuativo con le società quotate. Credo che la funzione di IR sia una di quelle che più e’ in grado di avvantaggiarsi dallo strumento, ai fini della diffusione dell’informazione finanziaria al mercato (es. Web-presentations), con particolare riguardo alla diffusione simultanea di informazioni price-sensitive al mercato.

4) In Italia riscuote già un certo consenso il Decalogo AIAF volto a definire regole generali di comunicazione finanziaria online. Quali sono i requisiti minimi per il rilascio di dati ed informazioni di cui devono essere in possesso tutti i siti di analisi finanziaria? E come si comportano le Società quotate?

Trasi: Senza voler qui ripercorrere qui tutti i punti del nostro Decalogo AIAF (a cui rinviamo il lettore per i dettagli del caso), e’ comunque opportuno ricordare che ci sono degli standard “minimi” di natura tecnica, etica e di linguaggio che dovrebbero essere adottati da tutti i siti che diffondono analisi finanziaria rivolgendosi ad un pubblico retail. Tali standard sono relativi anzitutto al tipo di messaggio che viene diffuso, all’analista che effettua l’analisi e al sito stesso. I concetti di fondo sono quelli di motivare sempre, professionalmente e chiaramente, le indicazioni di investimento; di assicurare che chi esprima un giudizio di investimento abbia le competenze per farlo; infine che non sussistano conflitti di interesse, ovvero evidenziarli qualora ricorrano. Le società quotate fanno un uso crescente dello strumento Internet, anche se la tempestività di aggiornamento può essere migliorata.

Marini: Le regole di un corretto comportamento circa l’informazione online da parte delle società quotate trova supporto e riscontro anche nel codice previsto dall’AIR Il codice deontologico dell’IR deve sempre valere, anche quando si diffondono informazioni online; vale sempre quindi l’esercizio di un giudizio il più possibile indipendente e professionale. In questo senso il sito può garantire trattamento paritetico di investitori e società rispondendo all’esigenza di fornire le stesse informazioni a tutti, contemporaneamente.

5) La figura dell’IR è obbligatoria per STAR: non pensate che dovrebbe esserlo anche per il Nuovo Mercato e il Mercato Ufficiale?

Marini: Assolutamente si, ma il primo vero passo di consapevolezza è la scelta della quotazione di per sé: da tale scelta deriva il diritto o dovere di essere trasparenti. Al di là di alcune eccezioni, domani riconosceremo in un requisito ciò che già oggi è sostanzialmente rispettato. Si prenderà atto di una situazione già in essere. Ciò in virtù del principio della best practice internazionali. La voce degli operatori internazionali cresce di giorno in giorno: la lezione da queste esperienze è che le società dovranno ascoltare con sempre maggiore attenzione questa componente del loro azionariato e indirizzarle risposte e metodologie di contatto specifiche. Ma quando all’opportunità di creare una struttura dedicata ai mercati oggi resa obbligatoria dai requisiti dello Star, corrisponderà un flusso informativo di ritorno alle aziende quotate da parte degli altri operatori del mercato? Occorrerà superare il concetto di "se sei bravo ti compro, se sei cattivo ti vendo".

 Trasi: Senza dubbio. L’esistenza di un IR in società non deve più essere visto come un sinonimo di “eccellenza”, ma come una delle diverse e necessarie funzioni dell’ organigramma di qualsiasi società quotata. Naturalmente il processo richiederà del tempo ed iniziative come lo Star aiuteranno questo processo di sensibilizzazione.

IR E STRATEGIE "Piani e passaggi chiave per un’efficace programmazione dell'attività di IR"

Mercoledì, 31 Ottobre 2001

L’esperienza americana sottolinea come un’efficace attività di Investor Relations (IR) non possa essere svolta in modo casuale, ma richieda l’elaborazione di un piano strategico di lungo periodo.

Il primo passo da compiere consiste nella determinazione del settore all’interno del quale l’impresa opera, in modo da poter individuare le principali caratteristiche dell’azienda in termini di prodotti e servizi offerti, di destinatari e concorrenti attuali e potenziali. L’IR deve individuare i fattori critici di successo (FCS) alla base del vantaggio competitivo acquisito dall’azienda. La fase di analisi preliminare comprende la determinazione delle strategie aziendali e dei piani di sviluppo, oltre che dei principali dati attinenti la dimensione economico-finanziaria dell’impresa.

La fase successiva prevede la definizione degli obiettivi. Il fine ultimo della comunicazione economico-finanziaria ed in particolare dell’attività di IR consiste nella riduzione del gap esistente tra valore reale e valore di mercato dell’azienda. La disponibilità di informazioni riguardo all’azienda, e quindi la maggior trasparenza, riduce l’incertezza legata all’andamento del business e consente di minimizzare il costo della raccolta di mezzi finanziari. Dato che ciascun interlocutore presenta esigenze informative specifiche, l’Investor Relations Manager (IRM) deve cercare di adattare i contenuti, i canali e gli strumenti ai diversi utenti.

La terza fase dell’attività di pianificazione strategica consiste nella scelta dei canali e dei mezzi di comunicazione e nella quantificazione delle risorse disponibili. Al di là della distinzione esistente tra strumenti obbligatori (bilancio annuale, reports trimestrali e semestrali, comunicati, prospetto informativo) e strumenti volontari (comunicati stampa, interviste), i mezzi di comunicazione si distinguono in mezzi di massa e non di massa. I primi, pur consentendo di interagire in modo diretto con la controparte, si caratterizzano per l’ampiezza della base di utenti che riescono a raggiungere. Stampa, radio, affissioni e Internet sono tipicamente mezzi di comunicazione di massa. Tra questi, si sottolinea l’importanza di Internet: l’evoluzione tecnologica ha consentito di accedere a quantitativi enormi di dati con costi minimi in tempo reale. Internet ha sviluppato una forma di comunicazione interattiva in cui l’interlocutore non si identifica più come semplice destinatario delle informazioni, ma come soggetto attivo nel loro reperimento. I meeting, le conferenze, le riunioni, gli incontri, così come le brochure ed i comunicati stampa sono tipicamente mezzi di comunicazione non di massa, la cui caratteristica principale è la facilità di gestione, oltre al contatto diretto con gli utenti. Il riconoscimento del valore dell’informazione non deve portare a sottovalutare l’importanza di un’ analisi preventiva dei costi: l’informazione non solo deve essere utile, ma deve esserlo rapportata ai costi necessari per produrla. Il budget è lo strumento attraverso il quale vengono previsti i costi e definite le risorse che servono alla copertura del fabbisogno finanziario. Va tenuto presente che esso si basa su stime di costi che presuppongono la massima efficienza nell’utilizzo delle risorse. Nello svolgimento dell’attività, è importante che l’IRM mantenga rapporti costanti con i soggetti che ricoprono la medesima funzione in altre società.. La continuità delle relazioni e la condivisione delle esperienze consentono di affermare ed arricchire la professionalità della figura di IR.

IR TOP Management
(Fonte: NIRI)

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